Dal video | La Storia di Monte Sante Marie (in breve)

Monte Sante Marie nasce probabilmente come torre di avvistamento in epoca longobarda, quando fu realizzata la strada destinata a collegare le due grandi arterie dell’epoca: la via Lauretana e la via Scialenga. La Scialenga è quella sulla direttrice da Siena verso Arezzo, la Lauretana è quella che andava, e va, da Siena a Loreto via Asciano: fatta la strada di collegamento divenne bonificabile tutto il terreno compreso in quello spicchio di terra. In mezzo a questa, a sancirne il recupero, fu costruita la pieve, simbolo di “riconquista” e di giurisdizione religiosa: fu consacrata a San Vito, con l’aggiunta dell’appellativo “in versuris”, cioè di “terre destinate ad essere rovesciate”, ovvero bonificate, rese coltivabili. È questa da sempre, un paio di km prima del borgo, la chiesa parrocchiale di Monte Sante Marie (che al suo interno ne ha tuttavia due e ne ebbe tre, tutte però suffraganee a quella di San Vito).
Perché la torre non fu costruita nello stesso luogo della pieve? Probabilmente per ragioni di avvistamento: solo da Monte Sante Marie si controllano infatti, a vista, le due valli principali del comprensorio: la valle dell’Ombrone, che passa a est, e quella del fosso Camerone, a ovest.

Con l’avvento dei Franchi, dell’era feudale e del conseguente l’incastellamento, la torre diventa prima uno dei castelli sotto il controllo dei Conti Scialenghi per poi entrare, nella seconda metà del XII secolo, nell’orbita dei conflitti tra i Conti stessi e le mire espansive del Comune di Siena. È in questa fase che il castello subisce numerosi assedi con relative distruzioni, danneggiamenti, ricostruzioni. Tutte vicende di cui c’è ampia testimonianza documentale nelle carte e nelle cronache antiche: sono stati ad esempio firmati proprio a Monte Sante Marie alcuni trattati di pace, documenti, transazioni tra i contendenti.

Definitivamente integrato, ai primi del ‘200, nei domini senesi, Monte Sante Marie ne diventa castello di confine: di confine perché già a pochi chilometri c’erano gli insediamenti di potenze nemiche o di loro alleati, il che bastava a fare della piazzaforte un presidio strategico fondamentale per il controllo del territorio e la difesa dello stato. Nel frattempo il castello si allarga progressivamente in un popoloso borgo fortificato e in comune autonomo, retto da un proprio Statuto sotto l’egida senese fino a contare, ai primi del ‘300, oltre sessanta “fuochi”, cioè nuclei familiari, divenendo così (e rimanendo per secoli) la realtà demograficamente e politicamente più importate dell’area delle Crete ascianesi dopo Asciano. Un’importanza che solo militarmente si esaurisce, nel 1555, con l’assorbimento dello Stato di Siena sotto il dominio mediceo: se infatti cessano le funzioni difensive e militari, Monte Sante Marie rimane un pacioso e importante centro agricolo. È in questa fase che comincia una prima, lentissima fase di trasformazione urbanistica e architettonica del borgo, durante la quale, per mancanza di sostegni pubblici dovuti al venir meno delle esigenze strategiche, le strutture castellane medievali subiscono complesso e progressivo processo di degrado, abbandono, riuso e adattamento fino a quando, nel 1777, la grande riforma amministrativa granducale abolisce, assieme a molti altri, il comune di Monte Sante Marie, declassandolo a frazione del comune di Asciano. Ecco un altro momento storico e architettonico decisivo per il borgo perché, cessate anche le funzioni pubbliche amministrative, inizia anche il progressivo accorpamento della proprietà – fino ad allora frazionata e facente capo sia a famiglie nobili senesi che a piccoli o piccolissimi proprietari – fino all’unificazione in chiave di grande fattoria mezzadrile destinata ad ospitare padroni, contadini, braccianti, commercianti e residenti. Si compie un altro passo, in chiave rurale, nell’adattamento delle strutture architettoniche antiche alle nuove esigenze socioeconomiche. Interventi spesso massicci, a volte perfino distruttivi, che se osservati con occhio odierno possono apparire (e in un certo senso sono davvero stati) catastrofici sotto il profilo della conservazione del patrimonio edilizio medievale, ma che all’epoca apparivano ampiamente giustificati dai tempi e dalle circostanze. Questa lenta trasformazione dura circa un secolo, dalla fine del ‘700 alla fine dell’800.

Ai primi del ‘900, però, si assiste a un’ulteriore, massiccia e imprevedibile trasformazione, che muta il volto del 50% dell’antico borgo. Un fatto del quale fino a qualche anno fa non si sapeva darsi una spiegazione razionale: perché, ci si chiedeva, in un’epoca di forte crisi economica e sociale, si avvertì il bisogno o la necessità di operare nuove ristrutturazioni così profonde e brutali: terrapieni, demolizioni di interi palazzi, piani di calpestio rialzati di tre metri, caseggiati sbassati di uno e anche due piani, viabilità interna stravolta? La risposta è arrivata per caso quando un pomeriggio, facendo un giro di ispezione in un angolo meno frequentato del parco, si è scoperto che il muro della casa padronale, un muro a sacco del ‘200, spesso un metro, stava per crollare e che in parte era anzi già collassato. In corrispondenza del punto del crollo si è trovata una cavità murata malamente. Da lì, durante le riparazioni, si è scoperto che il muro di un’intera ala dell’edificio era integro fino a una certa quota, mentre dal primo piano in su era letteralmente vuoto: qualcuno, in fretta e furia, aveva costruito infatti un muro esterno ed uno interno e ci aveva appoggiato sopra i piani superiori. Un’operazione grossolana, spiegabile solo con la necessità di ripristinare rapidamente e con pochi mezzi la struttura. È emerso allora che il 25 agosto del 1909 un catastrofico terremoto colpì alcuni comuni delle Crete Senesi, facendo molti morti (intervenne l’esercito, come testimoniano le cronache dell’epoca) e danneggiando pesantemente il patrimonio architettonico. Figuriamoci cosa dovette accadere nelle sperdute frazioni rurali, con strutture già antiche, rattoppate nei secoli, spesso fatiscenti. Monte Sante Marie fu una di queste. Fu in questa circostanza che il borgo subì quindi l’ennesima, grande trasformazione. Mutò la planimetria di interi edifici, abbattuti e ricostruiti, a volte radicalmente cambiati, scapitozzati, allargati, ridotti. Ecco spiegati ad esempio certi intonaci al terzo piano, esposti alle intemperie ma realizzati con materiali adatti agli ambienti chiusi: sono ciò che resta dei rivestimenti interni di stanze le cui pareti sono divenute, per crolli o demolizioni, pareti esterne. Ecco spiegato il ricorrente ritrovamento di ambienti ipogei murati e rifiniti, ma sconosciuti e scollegati dal resto. Molto, per effetto dei riempimenti, è finito sotto terra. Sotto Monte Sante Marie, non a caso, esistono quattro livelli di cantina a diverse profondità. Ci sono pure alcuni tunnel che nel medioevo collegavano i diversi palazzi. Solo che ora si trovano ancora più sotto rispetto a dove erano 100 anni fa. Da qui, dunque, l’estrema difficoltà di ricostruire la storia architettonica di questo posto che è stato – ed è questa la sua particolarità più assoluta, nonché la fonte del suo assoluto fascino – abitato, vissuto, usato e continuamente trasformato, per adattarlo di volta in volta alle mutate esigenze di vista, per più di 1300 anni.


La storia di Monte Sante Marie è vecchia di almeno 1300 anni. Una storia ininterrotta, che ha fatto del borgo il documento vivente di come un insediamento e le sue strutture abbiano potuto essere continuamente adattate e piegate alle nuove esigenze di vita imposte, nel corso di 13 secoli, dall’evolversi degli eventi. Mille volte lontano dall’essere quel “fossile” storico cristallizzato in tanti altri pur bellissimi castelli, Monte Sante Marie racchiude in sé aneddoti, personaggi, eventi che portano molto più lontano di quanto la sua consistenza odierna di borgo sperduto nella campagna potrebbe far pensare…

Non esistono prove e documenti che attestino, a Monte Sante Marie, preesistenti presenze etrusche, sebbene molti elementi possano fungere da indizio. La storia “ufficiale” del borgo comincia nel VII secolo, quando sotto il dominio longobardo si decide di procedere alla bonifica delle colline argillose ad Est di Siena, andate abbandonate con la decadenza dell’Impero Romano e comprese tra due delle principali direttrici viarie che all’epoca si dipartivano proprio da Siena puntando verso Oriente: la via Scialenga (coincidente all’incirca con il tracciato dell’odierno raccordo Siena-Bettolle) in direzione di Arezzo e la via Lauretana in direzione di Asciano e della Val di Chiana.

Primo passo della bonifica fu la costruzione di una strada (l’attuale Torre a Castello-Asciano, sebbene su un tracciato parzialmente diverso) che univa la Scialenga alla Lauretana. Il secondo fu la “benedizione” della nuova strada con la costruzione, esattamente a metà del cammino, di una chiesa: quella – ancora esistente nella sua stupenda forma romanica – dedicata a San Vito “in versuris”. Dove “versuris” sta appunto ad indicare le terre che “stanno per essere rovesciate”, ovvero bonificate, messe a coltura. L’antichità della chiesa è attestata da documenti inoppugnabili: dalle carte del secolare contrasto che, per tutto il medioevo, oppose le curie di Siena ed Arezzo per il dominio su una serie di pievi di confine, emerge una pergamena del 714 in cui la chiesa di San Vito è definita “antichissima”, nonché custode dell’unico fonte battesimale esistente nel comprensorio oltre a quello della chiesa di Vescona.

Ma il sito su cui fu costruita San Vito, probabilmente un luogo sacro o un tempio preesistente, aveva un difetto: non si prestava ad ospitare un presidio militare perché non dominava sulle due vallate dei fiumi Ombrone e Camerone, all’epoca principali vie di transito per eserciti e armati. Perfetto, allo scopo, era invece il vicino colle su cui successivamente sorse Monte Sante Marie e ove fu costruita una torre delle cui fondamenta restano tracce nei sotterranei.

Coll’avvento dei Franchi, nel IX secolo tutta l’area fu infeudata alla famiglia salica dei Cacciaconti, un cui ramo si insediò a Monte Sante Marie facendone la propria residenza principale. Risale a quest’epoca la costruzione del primo castello fortificato e del circostante borgo feudale, inserito nel circuito di rocche di cui la consorteria si era dotata per consolidare un dominio che si estendeva dalla Berardenga a Radicofani.

Ma le cose cominciano a cambiare verso la metà del 1100, quando sulle Crete si affaccia la nascente potenza del Comune di Siena. Lo scontro con le famiglie feudali è inevitabile e si concreta in un secolo di feroci battaglie, assedi e riconquiste, trattati di pace e tradimenti di cui tutte le piazzaforti dei Cacciaconti, Monte Sante Marie incluso, fanno le spese. L’Archivio di Stato di Siena conserva infatti numerose pergamene che riportano gli armistizi e le promesse di inurbamento estorte ai Cacciaconti e firmate proprio a Monte Sante Marie, presidio strategico determinante per il controllo di un’area giustamente considerata come “il granaio” della Repubblica, vista la sua grande vocazione cerealicola. Durante le guerre, le distruzioni sono numerose. Nel 1176 il castello viene interamente distrutto e definitivamente avocato allo Stato senese. Sorte simile toccherà nel 1186 al vicino castello di Montebello (nel sito dell’attuale Palazzo Primo), che forse per la sua minore rilevanza strategica non verrà più ricostruito.
Per il borgo, che già sotto i Cacciaconti ha acquisito una certa rilevanza economica e demografica, inizia così un’esistenza da “castello di confine” della Repubblica, pronto a fronteggiare gli appetiti delle potenze vicine e segnatamente del dominio fiorentino, che presto si infiltrò in Val di Chiana. Gli assedi si moltiplicano. E le tracce di questa funzione difensiva e militare restano in abbondanza negli attuali sottosuoli, intersecati da tunnel, passaggi segreti, vestigia di mura e fortificazioni. Le cantine della fattoria ospitano ancora l’intera porta di accesso dell’antico castello e sorprendenti esempi di architettura militare medievale.

Una dimostrazione tangibile di quanto stiamo dicendo si ha nel “Cartulario della Berardenga”, ovvero il “catasto” trecentesco senese: uno dei pochissimi frammenti superstiti di questo documento riguarda per l’appunto l’insediamento di Monte Sante Marie. Ed ecco che, dalle nebbie della storia, emergono i nomi, la professione, la composizione della famiglia, le proprietà, le rendite e le colture agricole delle 400 persone che all’epoca abitavano il borgo!
A circa un secolo e mezzo dopo risale lo Statuto del comune di Monte Sante Marie, custodito nell’archivio storico di Asciano e ricco di informazioni interessantissime sulla vita del paese, attraverso l’attentissima regolamentazione della vita pubblica.
Con la caduta dello Stato Senese sotto i Medici (1555) , per il nostro borgo si apre una lunga parentesi di pacifica vita rurale. Monte Sante Marie resta, dopo Asciano, il più popoloso insediamento del territorio e non mancano gli attriti e le rivalità di campanile con il capoluogo. Memorabile un documento inviato dal podestà ascianese al collega montigiano per lamentarsi del fatto che proprio al Monte trovano spesso rifugio i “latrones” in fuga dopo qualche colpo!
Per oltre due secoli la vita scorre comunque operosa e tranquilla. Le antiche strutture castellane, ormai inutili, restano a proteggere il comunello, abitato da signori e contadini, fittavoli e piccoli proprietari.

Tutto cambia quando, nel 1777, la riforma granducale sopprime la municipalità del Monte e la accorpa al comune di Asciano. Perduta la sua rilevanza, Monte Sante Marie viene progressivamente unificato sotto un’unica proprietà dagli Ugurgieri Malavolti, antica famiglia senese da secoli presente in loco, che inizia la trasformazione del complesso da borgo rurale in grande fattoria mezzadrile. Risalgono a quest’epoca i lavori che, nell’arco di un secolo, tramuteranno l’antico insediamento fortificato in un insieme di abitazioni, opifici, magazzini, granai. Demolite gran parte delle mura, interrati gli antichi passaggi, la pianta di Monte Sante Marie subisce una radicale modifica. Molti edifici vengono drasticamente abbassati e il piano naturale viene rialzato di un piano. Scompaiono larghi tratti di mura e la Porta Senese, mentre quella ascianese viene inglobata nel palazzo che diviene la villa padronale. Il borgo perde parte del suo tipico aspetto a conchiglia, con la via maestra che sale fino alla sommità del colle. Il risultato è quello odierno: una grande comunità affacciata sulla piazza, ricca di aie e spazi collaterali, la villa con giardino e il parco di cipressi.

Ciò che non cambia è la vitalità del borgo: tra l’800 e il 900 nascono la scuola elementare, numerose botteghe, il circolo dopolavoro, i laboratori degli artigiani, nuove abitazioni. La fattoria, nel frattempo passata ai Tesi, è un sistema chiuso e perfettamente autosufficiente che, tra abitanti del centro storico e famiglie poderali, tocca tra le due guerre i 600 abitanti. Perfino il treno della linea Asciano-Chiusi si ferma nella minuscola e tutt’ora esistente stazioncina di Monte Sante Marie, nel fondovalle del Camerone.


Nel secondo dopoguerra, l’esodo delle campagne colpisce duramente e il paese, progressivamente privato dei servizi, si spopola di anno in anno. La fattoria viene trasformata in azienda a salariati e si mantiene in vita, ma il “tessuto” umano va inesorabilmente perduto. Famiglie intere abbandonano il borgo. Restano solo gli anziani. Negli anni’60 chiudono le botteghe. Nei primi ’70 la scuola e poi perfino il servizio di scuolabus. La mancanza di acquedotto pubblico e la soppressione della pubblica illuminazione danno il colpo di grazia. Le vecchie case, prive di manutenzione, deperiscono rapidamente senza alcuna prospettiva di riutilizzo economico. L’ultimo abitante muore nel 1976, mentre i proprietari sono falcidiati dai lutti. Per Monte Sante Marie inizia un decennio di totale abbandono con devastazioni, furti, saccheggi di ogni tipo.

Dieci anni dopo, l’inizio della rinascita. E la storia, per fortuna, continua…