Due o tre cose da sapere in anticipo…

Un borgo antico, anzi molto antico, con una storia insospettabile, piena di fascino e di vicende oscure, che dall’Alto Medioevo in su ne marcano ogni pietra, ogni mattone, ogni fessura fino ai giorni d’oggi. Come ogni vero borgo toscano che si rispetti, anche Monte Sante Marie possiede dei requisiti precisi: l’ubicazione in un luogo un po’ ameno e un po’ corrusco, con paesaggi spettacolari, defilato ma solare, ricco di testimonianze del passaggio di personaggi ora illustri e ora sconosciuti.

Incantato e magico, anche.

Terragno e vero, pure.

Monte Sante Marie, del resto, ora intravede nelle Crete Senesi, tra Asciano e il Chianti, seminascosto da una corona di fitti cipressi, per poi manifestarsi d’improvviso dalla base della collina, isolato e incombente, su un poggio inondato di luce. Con le sue mura di mattoni rossi ben piantate su fondamenta millenarie, il villaggio sembra quasi galleggiare, sospeso tra la terra e il cielo, sul mare argilloso che gli si apre davanti, in un contesto paesaggistico e naturalistico ancora miracolosamente integro.

I proprietari amano profondamente questo microcosmo ereditato dagli avi, tanto da dedicarsi da decenni a una coraggiosa, paziente e tenace opera di studio, di recupero e di restauro, solo per dare nuova vita a quella che era divenuta una struttura rurale umiliata dagli sterpi e dall’abbandono.

Le idee, tante: la prima, trasformarlo in un illuminato ma sobrio esempio di residenza per “neorurali”, con una raffinatezza segreta che ben s’iscrive nel carattere riservato di questi luoghi e delle persone che vi vivono, dove l’eleganza è soprattutto nei modi spicci, nelle poche parole, nei consumi non vistosi e in case che non hanno niente di opulento, sono di mattoni caldi e semplici, arredati senza chiasso, coi pavvimenti in cotto, le travi in legno, gli archi, le tracce di vecchi camini, gli antichi acquai di pietra e di graniglia, mobili spartani e comodissimi, vicoli sinuosi, scale, fughe di cortili muscosi, giardini, orci, gerani, rampicanti, rarissime varietà di vite, alberi da frutta di specie dimenticate, cipressi secolari a marcare le svolte.

Alcuni locali sono state recuperati e attrezzati per ospitare in un rifugio silenzioso e suggestivo piccoli incontri, seminari e gruppi di lavoro che si svolgono con vista sull’incanto della tenuta di 200 ettari, i profili lontano, ma non troppo, di Siena, del Monte Amiata, di Montalcino e di Radicofani. La piazzetta dove si affacciano la vecchia scuola e la chiesa di San Bartolomeo, così come l’antica torre trasformata in terrazza, si animano ora con le serate musicali “a veglia” tra amici e delle vivaci discussioni degli ospiti seduti a prendere il fresco mentre parlano di libri, dischi, ruralità perduta.

Monte Sante Marie meta invitante, insomma.

Ma l’invito non è per tutti.

Chi ama il tempo libero che scorre veloce, chi cerca piscine e minigolf, chi sogna la mondanità non venga qui. Questa è la meta di un numero contenuto di clienti sensibili più al buon gusto che al lusso, che ricercano una quiete elegante (l’otium di latina memoria) e che intendono godere di tutti i vantaggi di una casa in Toscana senza affrontare gli inconvenienti relativi. Chi si rifugia al Monte trova ritmi lenti, silenzi rotti dai rumori del lavoro nei campi e di una natura di straordinaria bellezza, solitudini stemperate da incontri che forano l’estraneità. Questo è un luogo antico dove la storia è passata lasciando sul suo volto rughe d’espressione felici e vive ancora di questo, conservando orgogliosa, nel cuore delle sue murature antiche, la memoria degli inizi che a distanza di tredici secoli è la vera ricchezza del luogo.